Un mondo di Guru

 

Lo Srimad-Bhagavatam ci presenta maestri che potremmo
aspettarci ed alcuni altri che non ci aspetteremmo

 

 

di Satyaraja Dasa

 

 

Il  Piccione: Chris Inch; Il Tramonto: Andreas Karelias; L’Oceano: June  Cairns; La Luna: parametro; Il Ragazzo: Matthew Brown; La Vespa: Rhett  Stansbury; Il Ragno: Judith Flacke; Il Serpente: Ameng Wu; Il Pesce:  paci 77; La Falena: Sebastien Cote; L’Ape: Antagain; L’Elefante: rusm;  Il Falco: Abdolhamid Ebrahimi; Il Cervo: Lisa Hoop. [Tutte le foto ©the  photographers | istockphoto.com. Dipinto al centro del Paramatma (Anima  Suprema): Jagat Karana Devi Dasi. Montaggio: Yamaraja Dasa.]
Il Piccione: Chris Inch; Il Tramonto: Andreas Karelias; L’Oceano: June Cairns; La Luna: parametro; Il Ragazzo: Matthew Brown; La Vespa: Rhett Stansbury; Il Ragno: Judith Flacke; Il Serpente: Ameng Wu; Il Pesce: paci 77; La Falena: Sebastien Cote; L’Ape: Antagain; L’Elefante: rusm; Il Falco: Abdolhamid Ebrahimi; Il Cervo: Lisa Hoop. [Tutte le foto ©the photographers | istockphoto.com. Dipinto al centro del Paramatma (Anima Suprema): Jagat Karana Devi Dasi. Montaggio: Yamaraja Dasa.]

 

 


Dopo aver trattato l’argomento dei guru nell’ultimo numero, che terminava con un’analisi di come i cinque elementi materiali possano essere i guru di una persona, vorrei illustrare gli altri diciannove dei tradizionali ventiquattro guru descritti nello Srimad-Bhagavatam. L’elenco dei guru ivi esposto viene rivelato da un re Yadu. Il re conosceva un giovane rinunciante o avadhuta, che aveva abbandonato tutti i possedimenti e le responsabilità materiali e non aveva una dimora fissa. Yadu osservò che questo giovanotto speciale, nonostante avesse rinunciato, sembrava colmo di serenità e di gioia. Perciò Yadu gli chiese come fosse possibile: “Perché sei così felice nonostante tu non possegga praticamente niente?” L’avadhuta rispose elencando alcune verità che aveva appreso dalle cose e dalle persone intorno a lui e che egli chiamava i suoi guru.


La Luna:

Dopo i cinque elementi materiali, il sesto guru dell’avadhuta era la luna. La luna attraversa varie fasi durante il suo ciclo mensile, ma il fatto che sia piena o nera all’inizio o alla fine di ciascuna quindicina è ingannevole – la luna di per sé rimane invariata. Nello stesso modo, ciascuno di noi è un essere spirituale che rimane sostanzialmente invariato nonostante i vari cambiamenti del corpo.


Il Sole:

Il sole con i suoi potenti raggi fa evaporare enormi quantità d’acqua e poi restituisce l’acqua alla terra sotto forma di pioggia. Il sole quindi dà una lezione di distacco: non dovremmo accumulare ricchezze non necessarie, ma dovremmo usarle per diffondere la coscienza di  Krishna. Un altro insegnamento è che il sole non è mai diviso o distorto anche se i suoi riflessi su molti oggetti possano farlo apparire così. Nello stesso modo l’anima non è alterata dai vari corpi attraverso cui risplende.


Il Piccione:

Poi l’avadhuta parlò del suo ottavo guru: un piccione. Dopo aver costruito il nido su un albero, il piccione ci visse per alcuni anni con la sua compagna. I cuori dei due piccioni erano completamente legati tra loro. Confidando ingenuamente nel futuro come fanno gli amanti, essi godevano della loro vita di coppia pensando di restare insieme per molti anni. Alla fine la femmina divenne gravida e subito il suo nido si riempì di uova. I due piccioni condivisero il loro amore con i piccoli, provando molto piacere nell’ascoltare il loro cinguettio. Tutto andava bene. Poi un giorno i genitori uscirono a cercare del cibo per i piccoli. Durante la loro assenza un cacciatore vide il piccolo nido con gli uccellini, e gettando la sua rete sopra di loro li catturò tutti. Quando i piccioni tornarono, la madre straziata pianse pietosamente e corse alla ricerca dei piccoli.

A causa della sua mente sconvolta dall’angoscia, anch’essa venne catturata nella rete. Vedendo la sventura dei suoi piccoli e di sua moglie, che gli erano cari come la vita stessa, il piccione padre si lamentava pietosamente. Il dolore era così intenso che perse ogni desiderio di vivere. Stravolto alla vista della sua famiglia che lottava nella rete per sopravvivere, perse coscienza e cadde nelle mani del cacciatore. Da questo racconto l’avadhuta conclude che un eccessivo attaccamento materiale porta alla delusione e alla sofferenza. La vita in questo mondo è piena di rischi e tutto ciò che si ottiene sicuramente finirà, perché anche i più grandi piaceri materiali – l’amore, la famiglia e via dicendo – sono temporanei e limitati, e colui che intraprende un percorso spirituale ne deve essere sempre consapevole.


Il Pitone:

Il nono guru fu un pitone, che se ne sta tranquillo per lunghi periodi senza mangiare. Non cerca il cibo disperatamente come gli altri animali della foresta, ma aspetta che la sua preda arrivi alla sua portata. Se non appare niente può tollerare la fame. In modo simile, disse l’avadhuta, noi dobbiamo essere capaci di tollerare le difficoltà senza esserne disturbati, concentrando la nostra mente e la nostra attenzione sul Supremo.


L’Oceano:

L’oceano ci insegna che non dovremmo essere disturbati dai pensieri e dai desideri che con forza affliggono la nostra mente. Nella stagione delle piogge i fiumi entrano nell’oceano senza innalzare il suo livello e in quella secca questo livello non diminuisce. Analogamente, un saggio che ha realizzato il sé dovrebbe restare in equilibrio in tutte le circostanze.


La Falena:

L’avadhuta fece notare che proprio come una luce attraente porta una falena ad incontrare la morte, così fanno gli oggetti dei sensi che attraggono gli esseri viventi verso la degradazione e la distruzione.


L’Ape:

L’ape passa di fiore in fiore prendendo solo un poco di ciò che ciascuno di questi fiori offre. Se invece l’ape diventa ingorda gustando troppo miele, rischia di rimanere intrappolata quando il sole tramonta e i petali dei fiori si chiudono. La vita materiale ci dà una lezione simile. La gratificazione dei sensi è come il sale: troppo o troppo poco sciupano una preparazione. Si deve apprendere l’arte di contentarsi dello stretto necessario e impegnare il tempo rimanente nel vero scopo della vita: la realizzazione del sé.


L’Elefante:

L’elefante maschio viene sconfitto dal suo stesso desiderio. In India, gli elefanti maschi selvaggi vengono catturati di solito usando un’elefantessa per attrarli in una trappola nascosta. L’insegnamento è che un rinunciante influenzato dall’attrazione del sesso opposto cadrà nel profondo pozzo della vita materiale.


Il Raccoglitore di Miele:

Sebbene le api lavorino duramente per produrre il miele, qualcuno può venire e prenderselo tutto. Questo insegna che i rinuncianti hanno il diritto di vivere grazie alla ricchezza guadagnata con fatica dagli uomini di famiglia.


IL Cervo:

I cacciatori a volte suonano un flauto o un altro strumento musicale per attrarre un cervo e ucciderlo. Da questo si impara che una persona che segue un percorso spirituale dovrebbe evitare canzoni o chiacchere materiali che possono distrarla dal suo scopo e condurla alla morte spirituale.


Il Pesce:

Il pesce vede l’esca ma non l’amo. Di tutti i sensi, dice l’avadhuta, la lingua è la più difficile da controllare, perché riesce a tentare anche una persona che ha superato l’attrazione degli altri sensi. Per questo i testi Vaisnava consigliano di controllare la lingua cantando i nomi di Dio e mangiando solo prasada, cibo precedentemente offerto in sacrificio a  Krishna. In questo modo si può evitare il destino del pesce.


La Prostituta Pingala:

Ora ecco il racconto di Pingala, il diciassettesimo guru dell’avadhuta. Ella si distingue tra i ventiquattro maestri del Bhagavatam perché insegna con le parole invece che con il semplice esempio. Pingala viveva nell’antica città di Videha, dove rimane sulla soglia di casa a guardare gli uomini che passavano. Il suo scopo: capire se essi potevano essere clienti o no. “Questo uomo avrà denaro? Quello sembra ricco. Potrà pagarmi?” Una sera si trovò senza clienti e a poco a poco perse la speranza che qualcuno potesse desiderare i suoi servizi. Infelice e disperata si chiedeva: “Come farò a pagare i miei conti? Che cosa accadrà se non sono più desiderabile e questo andamento negativo continuerà per molti giorni?”

Improvvisamente, nonostante la sua ansietà, si rese conto di trovarsi veramente a suo agio per questa mancanza di lavoro. Si accorse che stava cominciando a provare un senso di distacco, di libertà e perfino di gioia. Alla fine si mise a cantare. Questo canto, come riportato nel Bhagavatam, rivela l’assurdità della prostituzione, del desiderio sessuale, del concetto di vita basato sul corpo. Ella cantò la natura temporanea del piacere materiale, di come ora vedeva tutto questo e di come alla fine fosse a conoscenza della misericordia di Dio.


Il Falco:

L’avadhuta poi raccontò la storia del falco o kurara. Un giorno un gruppo di falchi venne a cercare del cibo e il più fortunato catturò un topo. Gli altri falchi non furono così fortunati e volarono dietro al primo sperando di togliergli la sua preda. Quando egli si accorse di quanto stava accadendo, lasciò cadere la preda per volarsene via e salvare la propria vita. Così facendo, anche se perdeva il cibo, si sentì sorprendentemente tranquillo. “L’accumulo di cose materiali porta alla sofferenza,” disse l’avadhuta. “Colui che sa questo diventa akincana – una persona che ha realizzato profondamente che niente è veramente suo perché tutto appartiene a Dio.”


Il Bambino Innocente:

L’avadhuta disse di essere libero come un bambino di vagare sulla terra senza doversi preoccupare di una moglie, della casa, dei figli e via dicendo. Egli poteva vivere la vita dell’anima e trovare l’amore sulla piattaforma spirituale.


La Figlia in Età da Marito:

Anche una ragazza in età da marito ebbe il ruolo di guru. Un giorno in cui era sola in casa, alcuni pretendenti bussarono alla sua porta facendole conoscere le proprie intenzioni. Poiché non c’era nessun altro, dovette essere lei a riceverli. Subito dopo averli invitati ad entrare, corse in cucina a preparare un pasto per loro. Mentre era lì i suoi braccialetti risuonavano mentre spostava pentole e padelle. Non volendo disturbare i suoi ospiti o far loro pensare di essere una donna di bassa nascita costretta a cucinarsi da sola si tolse i braccialetti uno dopo l’altro, lasciandone solo una coppia su ogni polso.

Tuttavia quando tagliava le verdure i braccialetti emettevano ancora un suono acuto cosicché essa ne tolse un altro da ogni polso lasciandone uno solo. L’avadhuta concluse che è meglio vivere da soli. Impegnare troppo tempo con tante persone può distrarci dalla vita spirituale e perfino vivere in compagnia di un’altra persona può causare ancora disturbo. Coloro che seguono seriamente il percorso spirituale, concluse, vivono da soli oppure con altri anch’essi seriamente impegnati sullo stesso percorso.


Il Fabbricante di Frecce:

L’avadhuta una volta osservò un fabbricante di frecce che era così assorto nel suo lavoro di appuntire le frecce che non si accorse di una processione che passava davanti al suo laboratorio, nonostante che ci fossero grandi celebrazioni e anche un grande re in pompa magna. Egli era così concentrato che non alzò neanche la testa. Nello stesso modo, dice l’avadhuta, uno yogi dovrebbe essere così assorto nel sé da non curarsi di niente che avvenga intorno a lui.


Il Serpente:

Qui di nuovo apprendiamo l’importanza di vivere da soli, senza una dimora fissa né una dipendenza da qualcuno. L’avadhuta disse che i serpenti sono felici di scivolare dentro e fuori da qualsiasi tana senza alcun attaccamento. I praticanti spirituali dovrebbero andare e venire con lo stesso senso di distacco.


IL Ragno:

Il ragno produce filo dal suo stesso corpo, creando una rete complicata e poi ritira indietro il filo in se stesso. Nello stesso modo Dio crea l’universo dal Suo stesso essere e quando l’opera della creazione è completa lo ritira in Se Stesso. Qui il ventitreesimo guru c’insegna qualcosa sulla natura di Dio anziché su come dovremmo vivere nel mondo materiale, ma il ragno è per noi anche un esempio di distacco.


La Vespa:

Una volta una vespa tenne prigioniero un insetto nel suo alveare. A causa dell’intensità della paura, l’insetto assunse la mentalità della vespa – per cui poteva pensare solo a chi l’aveva catturato e a nient’altro – e così nella sua vita successiva diventò una vespa. Questo c’insegna che noi otteniamo le nostre future nascite in base a ciò su cui fissiamo la mente.


Perché Questi Ventiquattro?

Dopo aver elencato la sua lista dei ventiquattro guru, l’avadhuta disse di avere un altro guru, non citato prima, uno che gli permetteva di apprendere da tutto il resto. Questo guru era il suo corpo. “Dopo moltissime nascite e morti,” disse “si raggiunge la rara forma di vita umana che, sebbene temporanea, offre l’opportunità di ottenere la più alta perfezione. Quindi un essere umano sobrio dovrebbe sforzarsi senza perdere tempo di raggiungere la perfezione suprema della vita finché il corpo, che è sempre soggetto alla morte, è ancora in vita. Dopo tutto, la gratificazione dei sensi è presente perfino nelle specie di vita più basse, mentre la coscienza di  Krishna è accessibile soltanto all’essere umano.” (11.9.29)

Dopo aver letto a proposito degli elementi materiali, dei fenomeni naturali e di coloro che impersonano questi maestri potreste chiedervi: “Perché questi ventiquattro?” La risposta è che questi particolari ventiquattro guru sono gli esempi di come un’anima illuminata può vedere il mondo intorno a sé. L’avadhuta si era imbattuto in questi maestri spirituali, ma certamente ce ne possono essere altri. In effetti chiunque o qualunque cosa può essere un guru se si riesce a vedere in essi legittimi insegnamenti spirituali sotto la guida di un maestro spirituale autentico.

L’avadhuta concluse la sua esposizione in questo modo: “ Sebbene la Verità Assoluta sia una, senza secondi, i saggi l’hanno descritta in molti modi differenti. Perciò si potrebbe non essere in grado di acquisire una conoscenza molto stabile o completa da un solo maestro spirituale.” (11.9.31) Questo non vuol dire che si deve avere più di un guru. In realtà le Scritture affermano che un praticante deve avere solo un guru iniziatore, anche se può avere un numero indefinito di maestri istruttori. Detto questo, il guru iniziatore e quello istruttore hanno un unico scopo. Inoltre, come abbiamo visto, si possono accettare alcuni guru dalla natura e da ogni aspetto della vita – ma sono tutti fatti per portarci alle stesse conclusioni e non ad altre.

Essi sono tutti fatti per portarci al vero siddhanta Vaisnava, la realtà suprema. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, nel suo commento al verso 11.8.2, chiarisce ulteriormente l’argomento: “Possiamo apprendere dalle manifestazioni della natura,” scrive “quando le vediamo come manifestazioni del maestro spirituale. La natura è la creazione dell’Anima Suprema, che attraverso di essa ci istruisce sulla verità ultima. Infatti solo colui che vede il guru in tutte le cose può veramente funzionare come guru egli stesso.” Un altro punto importante da trarre dall’insegnamento dell’avadhuta è il ruolo che la ragione gioca nella nostra vita spirituale sia all’inizio che alla fine. Come l’avadhuta stesso disse: “Mio caro re, con l’aiuto della mia intelligenza ho preso rifugio in molti maestri spirituali. Dopo aver da loro acquisisto la comprensione spirituale, ora viaggio per tutta la Terra in una condizione liberata.” (11.7.32) Alla fine, il Bhagavatam chiede anche a tutti i lettori di liberarsi seguendo seriamente la vita spirituale sotto la guida di un maestro qualificato.

 

Satyaraja Dasa, discepolo di Srila Prabhupada, caporedattore di BTG. Egli ha scritto più di venti libri sulla coscienza di  Krishna e vive a New York City.